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	<title>C&#039;era una volta Potenza</title>
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	<description>Ricordi e pensieri di una putenzese cilitica</description>
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		<title>C&#039;era una volta Potenza</title>
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		<title>C&#8217;era una volta il mercato dei poveri.</title>
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		<pubDate>Mon, 30 May 2011 13:42:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ndunetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Quattordici mesi or sono veniva chiuso il Mercato dei Poveri, lo storico mercatino rionale nelle immediate vicinanze di quello che resta del Castello, la Torre Guevara. Ne parlavo in questo post. Nei giorni scorsi l&#8217;Amministrazione Comunale ha dato notizia di avere deciso di trasferire temporaneamente il mercato di via Bonaventura nell&#8217;area di via Plebiscito, in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ndunetta.wordpress.com&amp;blog=10540744&amp;post=325&amp;subd=ndunetta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Quattordici mesi or sono veniva chiuso il <em>Mercato dei Poveri</em>, lo storico mercatino rionale nelle immediate vicinanze di quello che resta del Castello, la Torre Guevara. Ne parlavo in <a title="Salviamo il mercato dei poveri" href="http://ndunetta.wordpress.com/2010/03/12/salviamo-il-mercato-dei-poveri/" target="_blank">questo post</a>.</p>
<p style="text-align:justify;">Nei giorni scorsi l&#8217;Amministrazione Comunale ha dato notizia di avere deciso di trasferire temporaneamente il mercato di via Bonaventura nell&#8217;area di via Plebiscito, in attesa degli interventi previsti dai Piani Integrati di Sviluppo Urbano Sostenibile (PISUS) che dovrebbero consentire il corretto reinsediamento nella vecchia sede.</p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; una buona notizia, speriamo solo che il momento del rientro non sia collocato in un futuro troppo remoto&#8230;</p>
<div id="attachment_272" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://ndunetta.files.wordpress.com/2011/05/poveri1.jpg"><img class="size-medium wp-image-272" title="l'area del mercato dei poveri oggi" src="http://ndunetta.files.wordpress.com/2011/05/poveri1.jpg?w=500&#038;h=300" alt="" width="500" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il Mercato dei Poveri, oggi</p></div>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ndunetta.wordpress.com/325/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ndunetta.wordpress.com/325/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ndunetta.wordpress.com/325/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ndunetta.wordpress.com/325/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ndunetta.wordpress.com/325/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ndunetta.wordpress.com/325/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ndunetta.wordpress.com/325/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ndunetta.wordpress.com/325/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ndunetta.wordpress.com/325/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ndunetta.wordpress.com/325/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ndunetta.wordpress.com/325/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ndunetta.wordpress.com/325/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ndunetta.wordpress.com/325/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ndunetta.wordpress.com/325/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ndunetta.wordpress.com&amp;blog=10540744&amp;post=325&amp;subd=ndunetta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La montagna ed il topolino</title>
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		<pubDate>Mon, 30 May 2011 07:16:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ndunetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Maggio Potentino]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[Storia e tradizione]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo l&#8217;annuncio dell&#8217;approvazione da parte del Comune di Potenza del Disciplinare di Manifestazione Ufficiale D.O.C.G.  mi sarei aspettata di vedere qualche segno di cambiamento nell&#8217;organizzazione generale della manifestazione. Ma le prime contraddizioni sono nate già del testo stesso. E&#8217; estremamente vago: al punto di essere più una serie affermazione di principi che una reale regolamentazione. Si fa riferimento [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ndunetta.wordpress.com&amp;blog=10540744&amp;post=319&amp;subd=ndunetta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Dopo l&#8217;annuncio dell&#8217;approvazione da parte del Comune di Potenza del <strong><a title="Disciplinare della manifestazione" href="http://www.comune.potenza.it/attachments/article/3168/parata%20dei%20turchi%20-%20disciplinare.pdf" target="_blank">Disciplinare</a></strong> di <em>Manifestazione Ufficiale D.O.C.G.  </em>mi sarei aspettata di vedere qualche segno di cambiamento nell&#8217;organizzazione generale della manifestazione.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma le prime contraddizioni sono nate già del testo stesso.<br />
E&#8217; estremamente vago: al punto di essere più una serie affermazione di principi che una reale regolamentazione.</p>
<p style="text-align:justify;">Si fa riferimento a dei non meglio precisati <em>periodi storici</em>(1100, 1500, 1800) che non hanno mai avuto nulla a che vedere con la Tradizione (quella con la T maiuscola, per intenderci), ma stranamente non c&#8217;é cenno alcuno agli elementi <span style="text-decoration:underline;">essenziali</span> della Sfilata - la Nave, la Carrozza ed il Carro. Si identifica l&#8217;Amministrazione Comunale come unica &#8220;rappresentante della tradizione legata alla Parata dei Turchi&#8221;, ma della Tradizione &#8211; che peraltro appartiene ad un popolo e non ad una istituzione pubblica &#8211; nel documento c&#8217;è ben poco, forse solo una <em>parte</em> del nome della manifestazione.</p>
<p style="text-align:justify;">Contraddizioni che si sono concretizzate nella <em>Parata</em> di ieri sera: caotica,  sfilacciata e priva di una logica apparente. Di <em>turchi</em> ne avrò contato al massimo una dozzina. Quelli <em>in catene e</em> <em>abbruniti</em>, erano giusto tre, che peraltro si divertivano a passare i <em>ceppi</em> agli spettatori. Un gruppo di figuranti a cavallo sembrava più essere ad un raduno equituristico che ad una manifestazione storica, chiacchierando amabilmente fra di loro e con il pubblico, passandosi bottigliette d&#8217;acqua. Spiccavano, poi, i dipendenti dell&#8217;ACTA con le loro tute catarifrangenti: se proprio dovevano muoversi in quelle specifiche posizioni, era troppo complicato fornire loro un costume? Per non parlare poi dei <em>poutpurri</em> di figure che spaziavano  dai crociati (o forse templari) alle suore. Non sono una esperta di buoi, ma quelli che trainavano i carri con le ginestre non mi sembravano autoctoni: mi chiedo cosa ci vorrebbe in una festa che, a parole, vuole rievocare le tradizioni locali ricostrure dei <em>traìni</em>, che per tanti secoli sono stati presenti nella nostra città e che hanno contraddistinto un segmento significativo della struttura sociale cittadina, quello dei <em>trainieri</em>. Poi anche quest&#8217;anno è sfilata assieme ai tre elementi <em>tradizionali</em> una mega-iacchera, per la quale mantengo il giudizio già espresso lo scorso anno.</p>
<p style="text-align:justify;">Peraltro i gonfaloni delle porte sono tornati ad essere <em>quattro</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">Io continuo a ritenere che la direzione presa non sia quella giusta. Quella che ha traversato le strade cittadine ieri aveva ben pochi punti di contatto con la <em>Tradizione</em> a cui vorrebbe fare riferimento. Si è trasformata, temo oramai in maniera definitiva, in un <em>ibrido</em> che non è nè <em>carne</em> nè <em>pesce, </em>che mutua contenuti da tradizioni e culture che nulla hanno a che spartire con quella <em>put&#8217;nzese</em> .</p>
<p style="text-align:justify;">Forse non sarebbe male prendere in considerazione l&#8217;dea di destinarne i fondi per qualcosa di più <em>utile</em> alla cittadinanza.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ndunetta.wordpress.com/319/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ndunetta.wordpress.com/319/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ndunetta.wordpress.com/319/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ndunetta.wordpress.com/319/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ndunetta.wordpress.com/319/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ndunetta.wordpress.com/319/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ndunetta.wordpress.com/319/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ndunetta.wordpress.com/319/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ndunetta.wordpress.com/319/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ndunetta.wordpress.com/319/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ndunetta.wordpress.com/319/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ndunetta.wordpress.com/319/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ndunetta.wordpress.com/319/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ndunetta.wordpress.com/319/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ndunetta.wordpress.com&amp;blog=10540744&amp;post=319&amp;subd=ndunetta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Incolonnarsi per Scale Mobili Santa Lucia</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Feb 2011 08:39:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ndunetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi perdoneranno i miei lettori, sia perché esco dal mio contesto abituale &#8211; la Potenza che era &#8211; per affrontare un fatto di attualità, sia perchè lo scopo non tanto recondito è quello di soddisfare una necessità personale. Mi riferisco alla vistosa segnaletica che si è concretizzata su viale dell&#8217;Unicef, alias fondovalle di via Mazzini, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ndunetta.wordpress.com&amp;blog=10540744&amp;post=314&amp;subd=ndunetta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Mi perdoneranno i miei lettori, sia perché esco dal mio contesto abituale &#8211; la Potenza che era &#8211; per affrontare un fatto di attualità, sia perchè lo scopo non tanto recondito è quello di soddisfare una necessità personale.</p>
<p style="text-align:justify;">Mi riferisco alla vistosa segnaletica che si è concretizzata su viale dell&#8217;Unicef, alias fondovalle di via Mazzini, poco dopo l&#8217;inizio dell&#8217;anno.</p>
<p style="text-align:justify;">Apparsi coperti nel periodo di Natale, i cartelli sembravano quasi una sorta di regalo alla cittadinanza per le festività di fine anno.  Poi, il giorno della verità, rimossi i teli che li nascondevano ai nostri occhi attenti,  la curiosità si è traformata in dubbio amletico. Cosa significavano le indicazioni sui cartelli? E, soprattutto, cosa voleva essere la lunghissima striscia gialla dipinta di fresco sull&#8217;asfalto?</p>
<p style="text-align:justify;">Una corsia preferenziale non era, visto che tale segnaletica &#8211; per quanto è a mia conoscenza  &#8211; prevede l&#8217;indicazione in orizzontale dei veicoli abilitati al transito ed in verticale un esplito divieto di transito per quelli non abilitati.  Ma cosa ancora più strana è la topologia: da un lato, quello nord, il lunghissimo  <em>nastro giallo</em> viagga parallelo a quella bianca, mentre a sud devia per passare dinanzi alle porte di accesso al ponte attrezzato.</p>
<p style="text-align:justify;">Per inciso, come avrete tutti notato, la velocità dell&#8217;arteria è stata contemporaneamente abbassata a 50km/h. Per cui io, da guidatrice ligia ai regolamenti e  non dovendo incolonnarmi per la scala mobile, i primi giorni mi sono messa sulla corsia di sinistra, per trovarmi regolarmente sorpassata a destra.  Cosa, che come è facile comprendere, è estremamente pericolosa.</p>
<p style="text-align:justify;">Ho quindi deciso di assumere un atteggiamento più morbido e <em>prudente</em>, anche se non so se non passibile di contravvenzione, che consiste nel percorrere la corsia gialla. Ma, a scendere verso Gallitello, si crea un ulteriore problema: tanti automobilisti &#8216;tagliano&#8217; senza problemi passando sulle zone zebrate e creando problemi di precedenza all&#8217;uscita della <em>chicane dell&#8217;Unicef</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">Io confesso la mia ignoranza: non riesco a capire il senso delle modifiche fatte. Non comprendo la necessità di installare tanti cartelli, peraltro molto vistosi e che hanno sicuramente i loro costi, e che non sono assoluamente comprensibili anche da parte di chi vive in città (figuriamoci cosa possa capire chi viene da fuori). Non comprendo la lunghezza di questo &#8216;incolonnamento&#8217;. Non comprendo la convenienza di tornare a ridurre la velocità su una delle poche strade su cui è possibile muoversi un po&#8217; più celermente e senza pericolo.</p>
<p style="text-align:justify;">Soprattutto non capisco perchè, a fronte della sovrabbondanza di indicazioni su viale dell&#8217;Unicef, corrisponda la <em><strong>totale assenza </strong></em>di cartelli all&#8217;imbocco del nuovo cavalcavia alla fine di via Vaccaro.</p>
<p style="text-align:justify;">Ho cercato in giro su Internet, anche sul sito del Comune, ma non ho trovato risposte alle mie domande.</p>
<p style="text-align:justify;">Qualcuno può essere così gentile da colmare la mia ignoranza?</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ndunetta.wordpress.com/314/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ndunetta.wordpress.com/314/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ndunetta.wordpress.com/314/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ndunetta.wordpress.com/314/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ndunetta.wordpress.com/314/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ndunetta.wordpress.com/314/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ndunetta.wordpress.com/314/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ndunetta.wordpress.com/314/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ndunetta.wordpress.com/314/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ndunetta.wordpress.com/314/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ndunetta.wordpress.com/314/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ndunetta.wordpress.com/314/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ndunetta.wordpress.com/314/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ndunetta.wordpress.com/314/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ndunetta.wordpress.com&amp;blog=10540744&amp;post=314&amp;subd=ndunetta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Una risposta</title>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2010 16:11:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ndunetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Colgo l&#8217;occasione di questo commento per rendere un po&#8217; più chiaro il mio pensiero, perché non vorrei venisse frainteso. Ciao Anto, Io non sono contro le evoluzioni, anzi. Ma se la lingua italiana si evolve nell&#8217;uso quotidiano grazie alla gente comune, i Turchi sono stati sempre oggetto di rimestamento dall&#8217;alto. La radice del problema è [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ndunetta.wordpress.com&amp;blog=10540744&amp;post=305&amp;subd=ndunetta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Colgo l&#8217;occasione di questo <a title="Anto su N'dunetta" href="http://ndunetta.wordpress.com/ndunetta/comment-page-1/#comment-28" target="_blank">commento</a> per rendere un po&#8217; più chiaro il mio pensiero, perché non vorrei venisse frainteso.</p>
<p style="text-align:justify;">Ciao Anto,</p>
<p style="text-align:justify;">Io non sono contro le evoluzioni, anzi. Ma se la lingua italiana si evolve nell&#8217;uso quotidiano grazie alla gente comune, i Turchi sono stati sempre oggetto di <em>rimestamento </em>dall&#8217;alto.<br />
La radice del problema è proprio qui: fino al prima dopoguerra era una festa <em>del</em> popolo, fatta dal <em>basso</em>. Dalla sua &#8216;rinascita&#8217; nel &#8217;67 è diventata una festa organizzata dall&#8217;<em>alto</em>, ove però chiunque si è sentito libero di reinterpretarla a proprio piacimento, senza sentirsi vincolato alla tradizione se non in modo molto lato.</p>
<p style="text-align:justify;">In altre realtà territoriali comportamenti analoghi difficilmente passerebbero sotto silenzio. Questo, purtroppo, è indice del fatto che quello dei Turchi è un appuntamento <em>molto </em>atteso, ma non sentito se non da pochi. Ben diverso è l&#8217;attenzione di noi potentini nei confronti dei Turchi che &#8211; senza andare molto lontano &#8211; quella dei cittadini di Matera nei confronti della Festa della Bruna: dubito fortemente che nella Città dei Sassi accetterebbero passivamente analoghe <em>evoluzioni</em> nella struttura della loro pluricentenaria festa cittadina.</p>
<p style="text-align:justify;">Perchè?</p>
<p style="text-align:justify;">Proprio perchè la nostra identità vacilla ogni anno di più. Visto che la nostra storia, le nostre tradizioni, le nostre radici noi generalmente <em>non</em> le conosciamo, siamo pronti ad accettare tutto ciò che ci viene proprosto in modo sostanzialmente acritico.</p>
<p style="text-align:justify;">Io mi considero una cittadina del mondo, quindi non ragiono in termini campanilistici. Ciò nonostante credo che la difesa delle <em>diverse</em> identità nelle nostre comunità sia un importante valore da preservare. Cosa è che rende unita una comunità se non la condivisione dei valori e l&#8217;attaccamento verso le proprie radici, che si estrinsecano nelle manifestazioni popolari? Cosa ne rimane se le tradizioni non sono più <em>popolari,</em> ma diventano nella sostanza eventi teatrali?</p>
<p style="text-align:justify;">Potenza aveva due momenti di aggregazione: la festa dei Turchi e la devozione verso San Rocco, che era ben più forte di quella verso San Gerardo. Di quello che <em>era</em> la prima è rimasto poco, la seconda è sparita completamente. Di questo certo non posso sentirmi lieta.</p>
<p style="text-align:justify;">In questa ottica è facile comprendere l&#8217;amarezza per le contaminazioni di quel poco che rimane della nostra Cultura. Con il territorio di Avigliano ho legami profondi, ma vedo fuori luogo la presenza della cultura aviglianese <em>in luogo</em> di quella potentina. Allo stesso modo vedrei fuori posto le canzoni di Michele di Potenza in occasione della festa della Madonna del Carmine. Il <em>Maggio Potentino</em> era una volta l&#8217;occasione per sviluppare una serie di attività di promozione della Cultura cittadina. Sarà un caso il fatto che dei dodici appuntamenti della manifestazione dedicata a Gigino La Bella, due terzi provengono da un interland molto ampio e sono solo un paio i testi in vernacolo potentino? Il mio non è campanilismo, è solo una vano tentativo per cercare di preservare un bene a rischio estinzione. Il problema è che forse siamo più attenti al <em>Cormorano delle Galapagos</em> che alle nostre radici.</p>
<p style="text-align:justify;">Quanto a Michele di Potenza, anche io da giovane ero fra chi lo snobbava. Ma ho fatto mea culpa: oggi ritengo che sia una figura da rivalutare assieme a quanti hanno dedicato una parte più o meno significativa della propria vita alla cultura potentina. Ci sono tanti artisti, poeti, giornalisti, scrittori, appassionati che oggi sono sconosciuti ai più e che, pur non appartendo al Gotha della Cultura (con la C maiuscola), meriterebbero di avere uno loro spazio. Anche qui, ci vorrebbe molto poco, solo un po&#8217; di buona volontà.</p>
<p style="text-align:justify;">Grazie del commento!</p>
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		<title>Nulla di nuovo sul fronte occidentale</title>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2010 10:53:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ndunetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Maggio Potentino]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[Storia e tradizione]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi chedo spesso quale sia il valore semantico del termine &#8216;Cultura&#8217; che da alcuni anni costituisce il marchio della nostra amministrazione comunale. Io riterrei che quello che più si adatta dovrebbe essere questo: Cultura: In etnologia, sociologia e antropologia culturale, l’insieme dei valori, simboli, concezioni, credenze, modelli di comportamento, e anche delle attività materiali, che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ndunetta.wordpress.com&amp;blog=10540744&amp;post=303&amp;subd=ndunetta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Mi chedo spesso quale sia il valore semantico del termine &#8216;Cultura&#8217; che da alcuni anni costituisce il marchio della nostra amministrazione comunale. Io riterrei che quello che più si adatta dovrebbe essere questo:</p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;"><strong><em>Cultura:</em></strong> In etnologia, sociologia e antropologia culturale, l’insieme dei valori, simboli, concezioni, credenze, modelli di comportamento, e anche delle attività materiali, che caratterizzano il modo di vita di un gruppo sociale. (Dizionario Treccani)</p>
</blockquote>
<p style="text-align:justify;">In questa acezione, il ruolo principale di chi si è legato a <em>filo doppio</em> allo slogan <em>Città Cultura</em> dovrebbe essere quello di promuovere, conservare e preservare dalle contaminazioni ciò che ci è stato trasmesso dai nostri avi. E&#8217; realmente così?</p>
<p style="text-align:justify;">Il riferimento è ovviamente alla manifestazione di ieri sera. I &#8216;Turchi&#8217; di quest&#8217;anno sono stati promossi come la fedele ricostruzione del tessuto originale della manifestazione, basato sul più volte citato atto del notaio Scafarelli. Ma già la metamorfosi del nome &#8211; da <em>sfilata</em> a <em>parata</em> &#8211; era presagio del fatto che quello destinato ad andare in scena era qualcosa di profondamente diverso da quanto trasmessoci dalla nostra tradizione. Bella o brutta, certo non era la &#8216;Sfilata dei Turchi&#8217;.</p>
<p style="text-align:justify;">Si è ricaduto nello stesso errore di confondere la <em>Storia</em> con la <em>Tradizione</em>. I Turchi sono espressione di quest&#8217;ultima. Come qualsiasi <em>Leggenda</em>, la storia dietro la tradizione potrebbe essere anche del tutto inconsistente, senza per questo inciderne sul valore. La ricerca andava fatta, ma non sui tomi dell&#8217;Archivio di Stato, bensì nella <em>memoria</em> degli anziani &#8216;autoctoni&#8217;, con lo scopo di preservare le loro testimoniante prima che il tempo porti a seppellire definitivamente nell&#8217;oblio un altro pezzo della nostra cultura cittadina.</p>
<p style="text-align:justify;">E l&#8217;ennesima dimostrazione della contaminazione culturale imperante è che, così come in passato per le strade della città si diffondevano <em>nenie orientali</em>, nella giornata di ieri andavano <em>alla grande</em> i brani di un noto cantautore aviglianese. Entrambe le cose sono fuori luogo nella festa della nostra città. Perchè invece non cogliere l&#8217;occasione per recuperare il lavoro di Michele di Potenza?</p>
<p style="text-align:justify;">Bisogna prendere coscienza che viviamo in una realtà in cui la diffusione della nostra cultura è così scarsa che una larga fetta della nostra popolazione ignora anche i termini elementari del dialetto potentino. Capisco che pochi sappiano cosa sia la <em>masciarura</em>, che appartiene ai modi di vivere del passato, ma che non si sappia neppure cosa siano gli <em>&#8216;zampitt</em>, che sono l&#8217;icona della figura del contadino potentino, è veramente sconcertante.</p>
<p style="text-align:justify;">Ribadisco, ci vorrebbe veramente poco. Basterebbe destinare una piccola fetta di quanto si è speso per realizzare e stampare i platinati depliant delle manifestazioni di questi giorni per finanziare e promuovere semplici, modeste attività di sensibilizzazione e divulgazione nelle scuole della nostra città, visto che è in quegli ambiti che si crea la coscienza della propria identità storica e culturale.</p>
<p style="text-align:justify;">Manca la volontà, ma di cosa ci meravigliamo?</p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; triste dirlo, i Potentini non esistono più.</p>
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		<title>De Mata</title>
		<link>http://ndunetta.wordpress.com/2010/03/19/de-mata/</link>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 18:24:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ndunetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Riassunto delle puntate precedenti: Nel 1806 Potenza diventa capoluogo della Provincia Unica di Basilicata. L&#8217;immutabile paesino di provincia, basato su una vita eminentemente agricola, si deve trasformare per fare spazio agli uffici che il nuovo ruolo amministrativo impone. Trascurandone il tessuto sociale, gli Intendenti del Regno delle Due Sicilie delineano una serie di interventi mirati a &#8216;fare [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ndunetta.wordpress.com&amp;blog=10540744&amp;post=234&amp;subd=ndunetta&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><em>Riassunto delle puntate precedenti:</em></p>
<p style="text-align:justify;padding-left:30px;">Nel 1806 Potenza diventa capoluogo della Provincia Unica di Basilicata. L&#8217;immutabile paesino di provincia, basato su una vita eminentemente agricola, si deve trasformare per fare spazio agli uffici che il nuovo ruolo amministrativo impone. Trascurandone il tessuto sociale, gli Intendenti del Regno delle Due Sicilie delineano una serie di interventi mirati a &#8216;fare spazio&#8217; nel centro urbano, all&#8217;epoca stretto all&#8217;interno del perimetro delle mura estene, mediante l&#8217;esplusione dei ceti più umili dal nucleo cittadino. Burocrazia e mancanza di fondi di fatto impediscono la concretizzazione dei progetti. L&#8217;unificazione dell&#8217;Italia non modifica nella sostanza lo stato di fatto sino alla visita dell&#8217;onorevole Zanardelli, capo del governo. A seguito della visita viene promulgata la legge speciali per la Basilicata.</p>
<p style="text-align:justify;">Il processo di <em>modernizzazione</em>  della città  si era avviato. Le citate leggi 140/1904 e 445/1908 avevano attualizzato le idee di trasformazioni dell&#8217;abitato degli Intendenti, ma era evidente che questi interventi non potevano essere messi in atto senza uno <em>strumento urbanistico</em> che definisse in maniera certa le azioni da intraprendere. </p>
<p style="text-align:justify;">Le soluzioni plausibili non erano prive di problemi. L&#8217;idea prevalente era quella di espropriare le aree da <em>risanare</em> e rilocare gli abitanti in aree da costruire. Ma, dato che la legge non forniva copertura finanziaria certe, questa soluzione non era percorribile, principalmente per mancanza di fondi. Per inciso, l&#8217;unica attività di <em>risanamento</em> scaturita direttamente dalla legge Zanardelli mi risulta essere stata l&#8217;estensione dei collettori principali delle fogne cittadine, che all&#8217;epoca scaricavano nella immediata periferia cittadina.</p>
<p style="text-align:justify;">Evidentemente, però,  la notorietà data alla situazione potentina dagli interventi statali aveva travalicato l&#8217;isolamento atavico della nostra comunità ed aveva sollevato gli <em>appetiti</em> di realtà transcittadine.</p>
<p style="text-align:justify;">Nel 1914 al Comune di Potenza venne presentata una richiesta da parte del sig. (per alcune fonti, ing.) Stanislao De Mata, da Napoli. Questi, quale rappresentante della <em>Società concessionaria del piano regolatore</em> della città, proponeva un progetto di riorganizzazione generale dell&#8217;abitato. Oggi, probabilmente, bolleremmo una simile iniziativa come un banale tentativo di speculazione edilizia, ma all&#8217;epoca si trattava di qualcosa di nuovo e rivoluzionario per una comunità di provincia quale quella potentina.</p>
<p style="text-align:justify;">Le <em>note illustrative</em> delineano il quadro d&#8217;insieme dell&#8217;operazione: <em>&#8220;Ad una città che presenta deficienze indiscutibili igieniche e di viabilità, ragioni negative per ogni sviluppo di traffico, di commercio e di floridezza economica, si viene quasi a sovrapporre una città nuova, in cui tutti i canoni d&#8217;una moderna coscienza igienica saranno tutelati, in cui tutti i dettami d&#8217;una estetica edilizia verranno rispettati, in cui si metteranno in valore tutte le risorse naturali e tutte le valide energie locali, per assicurare quella floridezza economica e quel benessere di vita, che la gente meritatamente attende ed a cui degnamente aspira&#8221;.</em></p>
<p style="text-align:justify;">Il progetto di componeva di due parti: una di <em>ampliamento</em> ed una di <em>risanamento</em>. La prima prevedeva l&#8217;espansione della città verso l&#8217;esterno, la seconda lo stravolgimento della struttura del centro, <em>risanata</em> radendo al suolo e ricostruendo ex-novo. Se la prima parte suscitava gli interessi di molti dei cittadini, la seconda non era particolarmente gradita. Era chiaro che risanare <em>demolendo</em> avrebbe significato privare Potenza delle sue peculiarità, e queste, per banali che potessero essere, erano state costruite nei secoli solo grazie alle iniziative della popolazione, dato lo scarsissimo sostegno dato all&#8217;abitato dai <em>poteri</em> delle varie epoche storiche. Non è superfluo sottolineare che all&#8217;epoca si aveva a cuore l&#8217;integrità cittadina molto più di quanto si sarebbe fatto nei decenni a venire.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma, ovviamente, c&#8217;era anche chi la pensava in modo diametralmente opposto. &#8220;<em>La Provincia&#8221;</em>, il periodico fondato nel 1908 da Mons. Vincenzo D&#8217;Elia e da lui diretto sino al 1915, scriveva: <em>&#8220;se adesso la città, non solo nei rioni interni e nascosti, ma persino nei punti centrali, come in alcune parti della stessa Pretoria, ci si presenta indecentissima; quale triste spettacolo non si avrebbe dopo la costruzione della parte nuova per il confronto che si farebbe fra la Potenza vecchia, che sarebbe sempre la parte più importante, con Potenza nuova? E non si pensi che in questo modo non si risolverebbe affatto il problema più grave, quello cioé della povera gente, la quale ora vive più da bestie, che  da esseri umani, in quelle tane che sogliamo chiamare sottani?&#8221;.</em> Alla scuola di Mons. D&#8217;Elia, arciprete della Trinità, si é formata la classe politica che ha gestito la città nel dopoguerra. Non è azzardato ipotizzare che le sue idee abbiano influito sulle scelte che saranno prese nei decenni a venire.</p>
<p style="text-align:justify;">Il progetto prevedeva, in effetti, un ampiamento visionario e maestoso. L&#8217;espansione della città sarebbe avvenuta a nord ed a sud con la realizzazione di <em>arterie principali in rettifilo</em> che partendo da San Rocco, passando a sud dell&#8217;abitato e costeggiando Montereale, avrebbero congiunto la parte nuova con la stazione superiore e la stazione inferiore con piazza XVIII agosto.  Sarebbero stati costruiti gruppi di nuove costruzioni definite come <em>case economiche, case economiche e semicivili, case semicivili e civili, </em>tutte da realizzare nelle zone esterne alla cinta muraria, per circa 1500 metri da est ad ovest sul fianco meridionale della collina, più o meno le stesse aree di espanzione individuate dal piano Rosi. Le case sarebbero state dotate di <em>&#8220;impianti di luce elettrica, di cucine a gas e a carbone&#8221;</em>, mentre per il terzo gruppo erano previsti addirittura <em>&#8220;i caloriferi&#8221;</em>. La città sarebbe stata dotata di <em>&#8220;fognature, della pubblica illuminazione, delle tramvie elettriche e del gasometro&#8221;</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">Riprendendo le idee di dieci lustri prima veniva, però, delineato una rigido posizionamento delle abitazioni in base al ceto sociale. I contadini sarebbero stati delocalizzati nei <em>villaggi agricoli</em> a Betlemme, Gallitello e Santa Maria, &#8221;<em>al fine di mantenere questa popolazione il più vicino possibile ai terreni dell&#8217;agro potentino da essi coltivati, epperò agevolarne la fatica, creando così la possibilità di migliori rendimenti&#8221;. </em> Le case operaie per alloggiare operai e piccoli commercianti sarebbero state costruire <em>&#8220;lungo le pendici a valle del tratto di strada di prima classe appulo-lucana compresa fra piazza XVIII agosto e la villa Ferretti<sup>1</sup> (ginestrelli), in parte sulla collinetta a monte di detta villa Ferretti&#8221;,</em> l&#8217;area dove è attualmente Rione Murate.</p>
<p style="text-align:justify;">La parte più lontana dal centro storico sarebbe stata destinata <em>&#8220;esclusivamente&#8221;</em> degli operai <em>&#8220;che dovessero essere adibiti alle fabbriche ed agli impianti della zona industriale previste lungo il fiume Basento a valle della della ferrovia Potenza-Napoli&#8221;.</em>  Un interesse apparentemente nobile, se non fosse per il fatto che agli inizi del &#8217;900 la zona del basento non era decisamente fra le più salubri, bensì causa di malaria. E&#8217; interessante poi notare chi sia l&#8217;artefice dell&#8217;infelice ipotesi di collocare nella valle la &#8216;zona industriale&#8217; che sarà realizzata dieci lustri dopo.</p>
<p style="text-align:justify;">Con la sagace logica di un giocatore di backgammon che posiziona le sue pedine,  il De Mata colloca poi le case per gli impiegati nella parte sud-est della collina, cioé verso San Rocco, <em>&#8220;in guisa da star vicine al Palazzo degli Uffici&#8221;</em> che era stato completato giusto tre anni prima.</p>
<p style="text-align:justify;">Il <em>risanamento</em>, invece, avrebbe riguardato il centro storico, definito come il <em>quartiere degli affari, </em>dove sarebbero state costruite le <em>case civili e di lusso </em>destinate ai cittadini più danarosi<em>. </em>La finalità da raggiungere veniva definita da De Mata come <em>cività igienica, </em>mentre il mezzo per raggiungerla era costituito dall&#8217; <em>&#8220;allargare le strade esistenti, abolire le numerosissime abitazioni sotterranee in cui l&#8217;umidità è compagna della mancanza di acqua e luce, costruire abitazioni in cui la gente povera trovi il suo <span style="text-decoration:underline;">pulito</span> conforto, la gente più abbiente il suo <span style="text-decoration:underline;">comodo</span> conforto&#8221;.</em>  Veniva previsto l&#8217;allargamento di via Pretoria sino alla larghezza di 12 metri <em>&#8220;rispettando parecchi degli edifizii più importanti&#8221;</em> ed un <em>edificio di lusso</em> in piazza Prefettura che avrebbe dovuto avere una <em>&#8220;galleria coperta, a vetri, della superficie di oltre mille metri quadrati, numerosi locali sotterranei ad uso di negozi ed un nuovo nucleo di abitazioni civili nella parte non destinata alla pubblica galleria. Verso il fronte della piazza, un grande porticato completerà l&#8217;edificio e ne assicurerà la linea estetica&#8221;.</em>  Via Pretoria sarebbe stata poi collegata alla collina di Montereale mediante un<em>  ardito cavalcavia</em>; qui sarebbe stato realizzato un <em>&#8220;grande&#8221;</em> campo sportivo.</p>
<p style="text-align:justify;">Il <em>target</em> del progetto era quello di costruire in dieci anni una Potenza per 50.000 abitanti, circa tre volte la popolazione dell&#8217;epoche che, nel 1911, era di 16.818 anime.</p>
<p style="text-align:justify;">L&#8217;amministrazione comunale costituì una commissione tecnica di valutazione, presieduta dall&#8217;Ing. Selvaggi, responsabile del Genio Civile, che emise un giudizio sostanzialmente positivo sul progetto. Il Consiglio Comunale ne discusse ampiamente nella seduta dell&#8217;11 dicembre 1814. Anche in presenza del giudizio favorevole da parte della commissione, numerose furono le perplessità di alcuni dei consiglieri, sia per l&#8217;onere che il progetto avrebbe costituito per comune e cittadini, sia per il pericolo di innescare fenomeni di speculazione.  Nonostante tutto, il Consiglio decise all&#8217;unanimità nella seduta del 31 Marzo 1915 di dare il via libera al progetto De Mata.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma, evidentemente, era destino che le cose non cambiassero: dopo un lungo <em>iter burocratico</em> di rimpalleggiamento fra ufffici durato quattro anni, nel 1919 il progetto fu definitivamente <em>cassato</em> dal Genio Civile perchè<em> monopolizzante  e megalomane</em>.</p>
<p style="text-align:center;"> <a href="http://ndunetta.files.wordpress.com/2010/03/piazzaprefettura.jpg"><img class="size-medium wp-image-296  aligncenter" title="piazzaprefettura" src="http://ndunetta.files.wordpress.com/2010/03/piazzaprefettura.jpg?w=300&#038;h=219" alt="" width="300" height="219" /></a> </p>
<hr />
<p style="text-align:justify;">1) una curiosità: nell&#8217;ottocento si raccontava che <em>villa Ferretti</em>, che era una  volta in aperta campagna, fosse infestata dai fantasmi. <em>Malelingue</em>, però, sostenevano che la villa era spesso usata per feste <em>osé</em> con <em>escort forestiere</em>, e che la voce era stata sparsa per tenere il posto lontano da sguardi indiscreti.</p>
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