Non avrei mai pensato di ritrovarmi un giorno a scrivere di critica televisiva, ma è qualcosa a cui non posso resistere dopo avere assistito alle due puntate de ‘Il Generale dei Briganti’, su Rai1.
Che il tema fosse difficile – anzi, particolarmente difficile, vista anche la concomitanza con i festeggiamenti dell’unità d’Italia – nessuno lo nega. Credo che però sarebbe stato legittimo attendersi da un (costoso) programma della rete ammiraglia del servizio pubblico radiotelevisivo italiano un minimo di rispetto per le verità storiche di una tragedia che ha segnato la nostra storia.
Del brigantaggio si è sempre parlato poco. “Vae victis” – guai ai vinti – diceva Livio. Ed aveva ragione. Gli accadimenti dei primi anni dopo la conquista del Sud si perdono oggi in una nebbia fitta, che lascia trapelare solo tratti indistinti di personaggi mitici per i nostri territori - quali Carmine Crocco o Ninco Nanco. Ma quanti associano oggi quegli eventi al numero impressionante di caduti – oltre centomila – che il nostro sud ha dovuto contare a causa di una rivolta che aveva le sue ragioni storiche?
Il vedere ridurre quella che è stata una sanguinosa guerra civile, con il suo bagaglio di atrocità, a livello di una telenovela sudamericana è veramente degradante, ed offensivo per chi per quella causa (giusta o non giusta, di questo si può discutere) ha sacrificato la propria vita.
Ed altrettanto degradante è il vederci negata anche la dignità della nostra lingua. Saremo una piccola regione, ma noi Lucani abbiamo una storia ed una identità che vogliamo vedere preservata. E non essere ridotti al rango di succursale delle regioni confinanti, solo perchè autori e sceneggiatori trovano più semplice fare parlare i nostri personaggi il solito trito e ritrito dialetto pseudo-partenopeo.
Per una persona della mia età è facile il paragone con un altro sceneggiato ambientato nella Basilicata del periodo del Brigantaggio: l’Eredità della Priora, tratto dal testo di Carlo Aianiello e trasposto per il piccolo schermo da Anton Giulio Majano nel 1980. Il commento è laconico: non ci sono paragoni. Se avessero tirato fuori dai cassetti quello, invece di sprecare soldi per un prodotto raffazzonato, avrebbero reso sicuramente un servizio migliore alla Storia.
Il effetti la RAI ha toppato alla grande. E’ un coro di disapprovazione per questo insulso sceneggiato che ha offeso tanti lucani. Eccellente il tuo intervento……..
Se l’intenzione era quella di fare una telenovela ambientata ai tempi del brigantaggio avrebbero dovuto avere l’onestà intellettuale di utilizzare un personaggio di fantasia e di prevedere la semplice comparsata di figure storiche. Così non è stato ed è scorretto stravolgere la storia per adattarla alle proprie scelte narrative. Non so quanta gente abbia visto quello sceneggiato, credo che molti di loro oggi avranno una idea di quel periodo storico totalmente diversa dalla realtà.