Dopo l’annuncio dell’approvazione da parte del Comune di Potenza del Disciplinare di Manifestazione Ufficiale D.O.C.G. mi sarei aspettata di vedere qualche segno di cambiamento nell’organizzazione generale della manifestazione.
Ma le prime contraddizioni sono nate già del testo stesso.
E’ estremamente vago: al punto di essere più una serie affermazione di principi che una reale regolamentazione.
Si fa riferimento a dei non meglio precisati periodi storici(1100, 1500, 1800) che non hanno mai avuto nulla a che vedere con la Tradizione (quella con la T maiuscola, per intenderci), ma stranamente non c’é cenno alcuno agli elementi essenziali della Sfilata - la Nave, la Carrozza ed il Carro. Si identifica l’Amministrazione Comunale come unica “rappresentante della tradizione legata alla Parata dei Turchi”, ma della Tradizione – che peraltro appartiene ad un popolo e non ad una istituzione pubblica – nel documento c’è ben poco, forse solo una parte del nome della manifestazione.
Contraddizioni che si sono concretizzate nella Parata di ieri sera: caotica, sfilacciata e priva di una logica apparente. Di turchi ne avrò contato al massimo una dozzina. Quelli in catene e abbruniti, erano giusto tre, che peraltro si divertivano a passare i ceppi agli spettatori. Un gruppo di figuranti a cavallo sembrava più essere ad un raduno equituristico che ad una manifestazione storica, chiacchierando amabilmente fra di loro e con il pubblico, passandosi bottigliette d’acqua. Spiccavano, poi, i dipendenti dell’ACTA con le loro tute catarifrangenti: se proprio dovevano muoversi in quelle specifiche posizioni, era troppo complicato fornire loro un costume? Per non parlare poi dei poutpurri di figure che spaziavano dai crociati (o forse templari) alle suore. Non sono una esperta di buoi, ma quelli che trainavano i carri con le ginestre non mi sembravano autoctoni: mi chiedo cosa ci vorrebbe in una festa che, a parole, vuole rievocare le tradizioni locali ricostrure dei traìni, che per tanti secoli sono stati presenti nella nostra città e che hanno contraddistinto un segmento significativo della struttura sociale cittadina, quello dei trainieri. Poi anche quest’anno è sfilata assieme ai tre elementi tradizionali una mega-iacchera, per la quale mantengo il giudizio già espresso lo scorso anno.
Peraltro i gonfaloni delle porte sono tornati ad essere quattro.
Io continuo a ritenere che la direzione presa non sia quella giusta. Quella che ha traversato le strade cittadine ieri aveva ben pochi punti di contatto con la Tradizione a cui vorrebbe fare riferimento. Si è trasformata, temo oramai in maniera definitiva, in un ibrido che non è nè carne nè pesce, che mutua contenuti da tradizioni e culture che nulla hanno a che spartire con quella put’nzese .
Forse non sarebbe male prendere in considerazione l’dea di destinarne i fondi per qualcosa di più utile alla cittadinanza.
Stavolta non concordo…..
Ovviamente ogni punto di vista è legittimo.
Io personalmente ho trovato ben poco di quelli che sono i ricordi della mia infanzia. Né mi pare ci sia nulla di attinente alla tradizione potentina nel fatto di fare sfilare sic et simpliciter personaggi in costume. Le manifestazioni di questo tipo, in Italia ed in Europa, sono innumerevoli: una più o una in meno non mi pare faccia differenza.
La nostra, invece, era una tradizione originale, ma che oggi ha smarrito quasi totalmente la sua originalità.
Io ribadisco che il problema è più profondo: è una manifestazione che non è sentita ‘propria’ dalla cittadinanza. Al di là di poche eccezioni, come l’associazione dei Portatori del Santo, non si sono create aggregazioni che trascendano i due giorni della festa.
E’ però un fatto che, almeno nel punto dove mi trovavo io, c’era più di qualche figurante che sembra prenderla quasi fosse una sorta di ‘gioco’. Peraltro, a quanto mi è stato detto da persone che conosco e che hanno partecipato quest’anno come figuranti, non ci sono state prove. E credo che questo abbia inciso sullo svolgimento ‘tecnico’ della sfilata.
A me piacerebbe vedere (o, perchè no, prendere parte ad) una Sfilata – e non una Parata – ispirata alla tradizione. Con meno nobili – che a Potenza non ci sono mai stati – e più popolo con gli zampitt’. Con ban’omm e donne in costume popolare. Con ginestre, traìn’ e turchi con sughero bruciato. Con Iacchere e Fanoi. Fatta di potentini, giovani e non giovani, desiderosi di partecipare ad una manifestazione che possano sentire ‘propria’. In cui sfila Ciuvuddine e non Cipollino. Una manifestazione vera, non artefatta, senza carta partinata ed aggettivi altisonanti.
Ma, lo so: sono una sognatrice.
Partiamo dal fatto che negli ultimi lustri la “sfilata” ha subito innumerevoli adattamenti, qualcuno completamente estraneo alle tradizioni potentine (se ti ricordi le sfilate di sbandieratori e mangiatori di fuoco) ciò sta a significare che la “tradizione” è piuttosto incerta per cui se c’era un prototipo di sfilata esso sarebbe rimasto tale per sempre, come per il Palio di Siena.
Nella nostra sfilata le uniche certezze sono state Civuddin, il tempietto di San Gerardo e poco altro…….
Ho apprezzato ciò che hanno fatto gli attuali organizzatori che negli ultimi due anni hanno “stabilizzato” la sfilata attingendo da fonti storiche pare abbastanza certe.
Di sicuro si può, anzi si deve, migliorare. Teniamo presente che al contrario degli altri anni non ci sono stati tutti quei soldi che in passato sono stati “dispensati” per organizzare la sfilata. Una cosa che m’è dispiaciuto non vedere sono state le quattro porte in rame sbalzato realizzate da mio padre e che pare sono sparite…..
Sono daccordo sul fatto che la sfilata abbia subito numerose vicissitudini, ma non che non esistano modelli di riferimento. Ci sono le descrizioni di Riviello e di Rutigliano, che la cristallizzano in due periodi storici abbastanza distanti fra loro. C’è il lavoro svolto dalla Compagnia del Teatro Stabile nel 1967 (e non nel ’57 come riportato da alcuni organi di informazione), di cui ho messo in linea anche il booklet in pdf. Peraltro Nave, Carrozza e Carro sono ancora quelli realizzati dagli artigiani del comune quando avevano i laboratori a Montereale, più o meno nel punto dove si trova oggi la Piscina Comunale.
La tradizione è stata abbandonata perchè per un lungo tempo è stata gestita alla stregua di una manifestazione teatrale, peraltro nel disinteresse generale. Doveva ‘colpire’ l’occhio, non rispettare dei canoni precisi. Senza dimenticare le esterofilie culturali locali (ricorderai le nenie arabe diffuse dagli altoparlanti in via Pretoria).
Dal mio punto di vista l’attuale ‘stabilità’ ha bel pochi punti di contatto con le descrizioni della sfilata ‘tradizionale’, nè con quella del ’67 che ricordo con estrema chiarezza. Peraltro, al di là delle enunciazioni di principio contenute nelle pubblicazioni dell’Amministrazione Comunale, non ho visto alcun riflesso nella struttura della sfilata. Se il riferimento è un documento del notaio Scafarelli datato 1578 (che peraltro, non sono riuscita a sapere dove sia conservato e se sia consultabile), mi sarei aspettata una Parata cristallizzata a quella data e non con elementi inframmezzati collocabili nel X, XVII e XIX secolo. Ma, ribadisco, la Tradizione e la Storia sono due cose distinte e separate.
Concordo sul fatto che ci sia da migliorare, ma bisognerebbe partire dalle basi, che dal mio punto di vista sono costituite dalla sensibilizzazione della cittadinanza – a partire dalle scuole elementari – sulla storia cittadina, sulle nostre tradizioni e sul nostro dialetto.
Quanto ai simboli delle porte in rame: dispiace anche a me. E’ vero un peccato che, per incuria o per negligenza, vadano perduti oggetti che appartengono alla storia della città….