Colgo l’occasione di questo commento per rendere un po’ più chiaro il mio pensiero, perché non vorrei venisse frainteso.
Ciao Anto,
Io non sono contro le evoluzioni, anzi. Ma se la lingua italiana si evolve nell’uso quotidiano grazie alla gente comune, i Turchi sono stati sempre oggetto di rimestamento dall’alto.
La radice del problema è proprio qui: fino al prima dopoguerra era una festa del popolo, fatta dal basso. Dalla sua ‘rinascita’ nel ’67 è diventata una festa organizzata dall’alto, ove però chiunque si è sentito libero di reinterpretarla a proprio piacimento, senza sentirsi vincolato alla tradizione se non in modo molto lato.
In altre realtà territoriali comportamenti analoghi difficilmente passerebbero sotto silenzio. Questo, purtroppo, è indice del fatto che quello dei Turchi è un appuntamento molto atteso, ma non sentito se non da pochi. Ben diverso è l’attenzione di noi potentini nei confronti dei Turchi che – senza andare molto lontano – quella dei cittadini di Matera nei confronti della Festa della Bruna: dubito fortemente che nella Città dei Sassi accetterebbero passivamente analoghe evoluzioni nella struttura della loro pluricentenaria festa cittadina.
Perchè?
Proprio perchè la nostra identità vacilla ogni anno di più. Visto che la nostra storia, le nostre tradizioni, le nostre radici noi generalmente non le conosciamo, siamo pronti ad accettare tutto ciò che ci viene proprosto in modo sostanzialmente acritico.
Io mi considero una cittadina del mondo, quindi non ragiono in termini campanilistici. Ciò nonostante credo che la difesa delle diverse identità nelle nostre comunità sia un importante valore da preservare. Cosa è che rende unita una comunità se non la condivisione dei valori e l’attaccamento verso le proprie radici, che si estrinsecano nelle manifestazioni popolari? Cosa ne rimane se le tradizioni non sono più popolari, ma diventano nella sostanza eventi teatrali?
Potenza aveva due momenti di aggregazione: la festa dei Turchi e la devozione verso San Rocco, che era ben più forte di quella verso San Gerardo. Di quello che era la prima è rimasto poco, la seconda è sparita completamente. Di questo certo non posso sentirmi lieta.
In questa ottica è facile comprendere l’amarezza per le contaminazioni di quel poco che rimane della nostra Cultura. Con il territorio di Avigliano ho legami profondi, ma vedo fuori luogo la presenza della cultura aviglianese in luogo di quella potentina. Allo stesso modo vedrei fuori posto le canzoni di Michele di Potenza in occasione della festa della Madonna del Carmine. Il Maggio Potentino era una volta l’occasione per sviluppare una serie di attività di promozione della Cultura cittadina. Sarà un caso il fatto che dei dodici appuntamenti della manifestazione dedicata a Gigino La Bella, due terzi provengono da un interland molto ampio e sono solo un paio i testi in vernacolo potentino? Il mio non è campanilismo, è solo una vano tentativo per cercare di preservare un bene a rischio estinzione. Il problema è che forse siamo più attenti al Cormorano delle Galapagos che alle nostre radici.
Quanto a Michele di Potenza, anche io da giovane ero fra chi lo snobbava. Ma ho fatto mea culpa: oggi ritengo che sia una figura da rivalutare assieme a quanti hanno dedicato una parte più o meno significativa della propria vita alla cultura potentina. Ci sono tanti artisti, poeti, giornalisti, scrittori, appassionati che oggi sono sconosciuti ai più e che, pur non appartendo al Gotha della Cultura (con la C maiuscola), meriterebbero di avere uno loro spazio. Anche qui, ci vorrebbe molto poco, solo un po’ di buona volontà.
Grazie del commento!
carissima ‘ndunedda,
scopro oggi con molto piacere questo sito. Ho 40 anni e vi trovo i racconti di mia nonna e dei miei genitori, che purtroppo non ci sono più. Sono potentina, figlia di potentina, nipote di nonne potentine da generazioni e di nonni di paesi limitrofi. Mi reputo, quindi, una potentina abbastanza incontaminata.
Vorrei testimoniare a favore di Michele di Potenza che un mio cugino di primo grado nato e vissuto a Losanna, Svizzera, ha migliorato il suo italiano ascoltandolo. E si meravigliava che noi cugini lo conoscessimo appena perché a lui sembrava un ottimo musicista.
Cara signora, il suo mi sembra uno spazio utilissimo alla riscoperta delle nostre radici.
Continui a scrivere, per favore.
Angela
Grazie Angela,
sono contenta che le mie chiacchiere possano suscitare interesse. In effetti in questi ultimi mesi famiglia e lavoro mi hanno un po’ rapita… Per scrivere cose sensate bisogna approfondire le fonti e questo richiede tempo; ma resto al lavoro.
Grazie del commento.
Bellissimo sito, complimenti. Ci sono capitato per puro caso.
Grazie!