Ricordate Ritorno al futuro, il simpatico film di Bob Zemeckis con Michael J. Fox e Christopher Lloyd?
Durante le prime scene una simpatica cittadina della ridente Hill Valley, volontaria della locale preservation society, si avvicina al protagonista per chiedere un contributo per il restauro dell’orologio della torre, distrutto trenta anni prima da un fulmine e che il sindaco Wilson vuole restaurare con il contributo della popolazione. E’ indice di una vocazione, quella del cittadino che opera attivamente per la sua comunità, che noi italiani conosciamo poco.
Quando visitai per la prima volta Filadelfia una delle tappe fu la visita al Liberty Bell Center, una costruzione prospicente l’originaria sede del Congresso dove fu firmata la Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti. L’edificio custodisce proprio la Liberty Bell, la campana che fu suonata per chiamare a raccolta i cittadini per la fondazione della nazione e che subito dopo avere assolto questo storico compito si fessurò. Per gli americani è un simbolo importante. L’edificio in cui è custodita è un Parco Nazionale sotto il controllo federale, ma al suo interno, oltre al personale di servizio e di sicurezza, operano gruppi di volontari di supporto. Comuni cittadini che hanno a cuore l’intento di trasferire i loro sentimenti nei confronti di quel simbolo ai visitatori occasionali. Attenti al risultato del loro lavoro al punto che, saputo che eravamo italiani, si affrettarono a farci ascoltare una registrazione nella nostra lingua contenente una sintesi storica degli avvenimeni legati al monumento.
Mi direte, cosa c’entra questo con la nostra città?
Ieri sono stati messi i sigilli ad uno dei pochi simboli rimasti della vecchia Potenza: il cosiddetto mercato dei poveri. Non entro sulla motivazione della decisione. Si è parlato di serie carenze igieniche, anche se mi chiedo quali siano le condizioni della miriade di ambulanti che vendono derrate alimentari nei posti più disparati – e spesso più inquinati – della città. La notizia è sicuramente nota, dato che ne hanno parlato tutti i giornali cittadini(1).
Credo però che la chiusura costituisca un passaggio importante, che travalica il semplice fatto di cronaca: una ulteriore fettina della nostra storia corre seriamente il rischio di essere definitivamente cancellata.
Non vorrei essere fraintesa. Non mi riferisco certo alle sorte delle baracche, oggi forse più elegantemente definite box, ma al ruolo dell’area nel contesto storico-sociale del centro storico.
Il mercato attuale è sicuramente un insediamento da ripensare, ma spero in maniera diversa dal paventato progetto di riqualificazione. Nella nostra Potenza troppo spesso ci si sofferma esageratamente sull’apparenza, mettendo in secondo piano la sostanza. E’ quello che è stato fatto per tanto tempo, a partire dagli intendenti, che hanno visto l’area urbana solo in termini di volumetrie e che raramente si sono mai posti il problema che dietro ai corpi edilizi ed agli spazi ci sono i cittadini, persone con le loro necessità, abitudini e desideri.
Un mercato non è solo una comodità per gli abitanti della zona circostante, ma è anche una realtà importante per la socializzazione e per il mantenimento dei rapporti umani in una società che ha da tempo messo nel dimenticatoio le vecchie consuetudini del rapporto di buon vicinato.
Per cui consentitemi di lanciare un appello: salviamo il mercato dei poveri dall’oblio. Ridoniamogli una sua dignità ed un ruolo nel contesto del centro storico di Potenza. Perderlo significherebbe intaccare ancora di più quel briciolo di cultura potentina che rimane nella nostra città.
Sarebbe un gran peccato.
1) Forse un po’ più di attenzione non farebbe male. Uno dei quotidiani ha commentato: “La concorrenza «di lusso» era il «mercato del pesce» o «delle erbe», vale a dire quello che si svolgeva, fino a prima del terremoto del 1980, nella piazza che una sorte ironica volle chiamare «duca Della Verdura», senza nessuna attinenza all’ortofrutta ma per celebrare l’intendente di Potenza a cui si deve, oltre 2 secoli fa, la pavimentazione di via Pretoria”. Francesco Benso Duca della Verdura è stato intendente di Potenza dal luglio del 1842 al dicembre del 1847, quindi poco più di 160 anni or sono. A lui non si deve l’avvio della pavimentazione, o più precisamente della basolatura, di Via Pretoria, che invece è iniziata nel 1817, intendente Ceva Grimaldi, lo stesso anno in cui è stata demolita Portasalza. Io, poi, non ho mai sentito parlare di un mercato delle erbe, sarei curiosa di sapere se qualcuno dei miei lettori mi sapesse dire chi lo definiva in tale maniera.



Come non essere d’accordo? L’oblio si estende a macchia d’olio nella nostra città.
Poi quando si parla di “riqualificazione” bisogna tenere gli occhi ben aperti, ricordiamoci che hanno spacciato per riqualificazione la montagna di cemento sorta al posto della fornace Ierace…..
Sulla questione della chiusura del mercato dei poveri, vorrei dire forse è che li c’è approvato un progetto per la realizzazione di 3 piani di garage…! No mi sbaglio è solo per l’igiene!