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Quattordici mesi or sono veniva chiuso il Mercato dei Poveri, lo storico mercatino rionale nelle immediate vicinanze di quello che resta del Castello, la Torre Guevara. Ne parlavo in questo post.

Nei giorni scorsi l’Amministrazione Comunale ha dato notizia di avere deciso di trasferire temporaneamente il mercato di via Bonaventura nell’area di via Plebiscito, in attesa degli interventi previsti dai Piani Integrati di Sviluppo Urbano Sostenibile (PISUS) che dovrebbero consentire il corretto reinsediamento nella vecchia sede.

E’ una buona notizia, speriamo solo che il momento del rientro non sia collocato in un futuro troppo remoto…

Il Mercato dei Poveri, oggi

Dopo l’annuncio dell’approvazione da parte del Comune di Potenza del Disciplinare di Manifestazione Ufficiale D.O.C.G.  mi sarei aspettata di vedere qualche segno di cambiamento nell’organizzazione generale della manifestazione.

Ma le prime contraddizioni sono nate già del testo stesso.
E’ estremamente vago: al punto di essere più una serie affermazione di principi che una reale regolamentazione.

Si fa riferimento a dei non meglio precisati periodi storici(1100, 1500, 1800) che non hanno mai avuto nulla a che vedere con la Tradizione (quella con la T maiuscola, per intenderci), ma stranamente non c’é cenno alcuno agli elementi essenziali della Sfilata - la Nave, la Carrozza ed il Carro. Si identifica l’Amministrazione Comunale come unica “rappresentante della tradizione legata alla Parata dei Turchi”, ma della Tradizione – che peraltro appartiene ad un popolo e non ad una istituzione pubblica – nel documento c’è ben poco, forse solo una parte del nome della manifestazione.

Contraddizioni che si sono concretizzate nella Parata di ieri sera: caotica,  sfilacciata e priva di una logica apparente. Di turchi ne avrò contato al massimo una dozzina. Quelli in catene e abbruniti, erano giusto tre, che peraltro si divertivano a passare i ceppi agli spettatori. Un gruppo di figuranti a cavallo sembrava più essere ad un raduno equituristico che ad una manifestazione storica, chiacchierando amabilmente fra di loro e con il pubblico, passandosi bottigliette d’acqua. Spiccavano, poi, i dipendenti dell’ACTA con le loro tute catarifrangenti: se proprio dovevano muoversi in quelle specifiche posizioni, era troppo complicato fornire loro un costume? Per non parlare poi dei poutpurri di figure che spaziavano  dai crociati (o forse templari) alle suore. Non sono una esperta di buoi, ma quelli che trainavano i carri con le ginestre non mi sembravano autoctoni: mi chiedo cosa ci vorrebbe in una festa che, a parole, vuole rievocare le tradizioni locali ricostrure dei traìni, che per tanti secoli sono stati presenti nella nostra città e che hanno contraddistinto un segmento significativo della struttura sociale cittadina, quello dei trainieri. Poi anche quest’anno è sfilata assieme ai tre elementi tradizionali una mega-iacchera, per la quale mantengo il giudizio già espresso lo scorso anno.

Peraltro i gonfaloni delle porte sono tornati ad essere quattro.

Io continuo a ritenere che la direzione presa non sia quella giusta. Quella che ha traversato le strade cittadine ieri aveva ben pochi punti di contatto con la Tradizione a cui vorrebbe fare riferimento. Si è trasformata, temo oramai in maniera definitiva, in un ibrido che non è nè carnepesce, che mutua contenuti da tradizioni e culture che nulla hanno a che spartire con quella put’nzese .

Forse non sarebbe male prendere in considerazione l’dea di destinarne i fondi per qualcosa di più utile alla cittadinanza.

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